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  • Dott. Giuseppe Aiello, Comandante Polizia municipale di Lioni, AV
  • Scheda Tecnica relativa alla corretta  procedura da applicare al caso di trasporto e abbandono dei rifiuti pericolosi da parte di soggetto formalmente privato ma ditta di fatto sorpreso ad abbandonare rifiuti speciali anche pericolosi

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IL Caso:

a seguito di specifici servizi di tutela ambientale in aree degradate da abbandoni di rifiuti si accerta che  il Sig. …. ,formalmente privato cittadino ma di fatto dedito all’attività di svuota cantina, aveva  effettuato la pulizia di un locale adibito a laboratorio di analisi su commissione del proprietario dei locali. Lo stesso pur non risultando iscritto presso l’albo gestori ambientali  Svolgeva di fatto l’attività di gestione illecita di rifiuti eterogenei  di diversa natura e tra essi anche Rifiuti sanitari pericolosi  provenienti da laboratorio analisi, radiologico (solventi, reagenti, oli, mercurio, amianto, lampade fluorescenti, batterie).  In effetti lo stesso dopo aver ripulito i locali effettuava la   raccolta dei rifiuti, servendosi di autoveicolo furgonato intestato allo stesso,  e li trasportava  presso ……… ove veniva sorpreso ad abbandonarli su area pubblica.

Descrizione del caso rispetto ai riferimenti normativi e indicazione della procedura e degli atti da redigere

Dott. Giuseppe Aiello

Il primo punto da chiarire riguarda l’individuazione dei risposabili chiamati a rispondere degli illeciti che di seguito andranno analizzati ed in particolare la qualifica di produttore dei rifiuti.

Premessa:

Per “produttore di rifiuti” deve intendersi, ai sensi dell’art. 183, comma 1, lettera f) del D.lgs. 152/2006, “il soggetto la cui attività produce rifiuti e il soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti (nuovo produttore)”.

Quindi nel caso di specie possiamo rilevare a carico del proprietario del Locale  una vera e propria «posizione di garanzia» quale produttore del rifiuto (soggetto al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione)  in relazione al corretto smaltimento. Posizione che comporta la possibilità che il detentore del rifiuto possa essere chiamato a rispondere per non avere impedito il fatto illecito materialmente commesso da terzi in violazione della normativa sui rifiuti. Quindi nel caso di specie il committente aveva  l’obbligo di impedire l’ evento dannoso – reato di trasporto illecito ed abbandono dei rifiuti – commesso da soggetto terzo al quale lui stesso aveva affidato i rifiuti giusto ex art. 40 cpv. cod. pen.).

Nel caso rappresentato quindi, Il produttore dei rifiuti ( proprietario del locale) risponde del reato di illecita gestione raccolta e trasporto dei rifiuti a titolo di concorso col soggetto ricevente, privo della prescritta autorizzazione al trasporto e responsabile dell’abbandono degli stessi.

Il secondo punto da considerare riguarda la Classificazione e la natura pericolosa degli stessi :  (art.2 DPR 254/2003) Rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo -rifiuti provenienti da laboratorio analisi, radiologico (solventi, reagenti, oli, mercurio, amianto, lampade fluorescenti, batterie).

1° Illecito Reato ipotizzati relativamente alla raccolta e al Trasporto:

 

 

ipotesi di reato D.lgs 152/2006  artt. 212 c 5 e 256 c 1 lett b

Il reato di cui all’art. 256, comma primo, del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, che sanziona le attività di gestione compiute in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli artt. 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 del medesimo D.Lgs. è configurabile nei confronti di chiunque svolga tali attività anche di fatto o in modo secondario o consequenziale all’esercizio di una attività primaria diversa che richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e non sia caratterizzata da assoluta occasionalità. Il reato di trasporto non autorizzato di rifiuti si configuri anche in presenza di una condotta occasionale, in ciò differenziandosi dall’art. 260 D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, che sanziona la continuità della attività illecita (Cass. Sez. 3, n. 24428 del 25/05/2011 – dep. 17/06/2011, D’Andrea).

Ditta di fatto riferimento giurisprudenziale

Cassazione Penale – Sez. III – sentenza del 18 settembre 2013 n. 38364 il reato di cui all’art. 256, comma secondo, del d.lgs. n. 152 del 2006 è configurabile nei confronti di qualsiasi soggetto che abbandoni rifiuti nell’ambito di una attività economica esercitata anche di fatto, indipendentemente da una qualificazione formale sua o dell’attività medesima, così dovendosi intendere il «titolare di impresa o responsabile di ente

Produttore:

Cassazione Penale – Sez. III – sentenza del 17 aprile 2003, n. 16016). Il produttore-detentore di rifiuti speciali, qualora non provveda all’autosmaltimento o al conferimento dei rifiuti a soggetti che gestiscono il pubblico servizio, può consegnarli ad altri soggetti, ma – in tal caso – ha l’obbligo di controllare che si tratti di soggetti autorizzati alle attività di recupero o smaltimento. Ove, tale doverosa verifica sia omessa, il produttore-detentore risponde a titolo di concorso con il soggetto qualificato nella commissione del reato di attività non autorizzata di gestione dei rifiuti.

(Cassazione Penale – Sez. III – sentenza dell’11 luglio 2013, n. 29727). Colui che conferisce i propri rifiuti a soggetti terzi per il recupero o lo smaltimento ha il dovere di accertare che gli stessi siano debitamente autorizzati allo svolgimento di dette attività, con la conseguenza che l’inosservanza di tale elementare regola di cautela imprenditoriale è idonea a configurare la responsabilità per il reato di illecita gestione di rifiuti in concorso con coloro che li hanno ricevuti in assenza del prescritto titolo abilitativo.

 

2° illecito Reato ipotizzato relativamente all’abbandono dei rifiuti:

 

 ipotesi di reato D.lgs 152/2006  artt. 192 e 256 c 1 lett b / 2

L’art 192 del D.lgs 152/2006 vieta l’abbandono e il deposito incontrollato dei rifiuti prevedendo pene diverse a seconda che l’illecito sia commesso da privato cittadino o ditta. Nel caso di privato si applica l’art 255 che prevede sanzioni amministrative . Nei casi di violazioni relative agli abbandoni dei rifiuti commesse da chi  riveste una particolare qualifica giuridica, quale il titolare di impresa (imprenditore individuale), e/o rappresentante di un ente, (rappresentante di una persona giuridica) la tutela del bene è affidata al sistema punitivo penale, con la previsione di differenti sanzioni in ordine all’entità della pena (art.256 c. 1 let.a-b), a seconda che il rifiuto venga classificato pericoloso o non pericoloso.  Nello specifico è previsto:

  1. a) la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
  2. b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi.

Conclusione

1° e 2° Illecito ipotesi di reato  art 212 c 5 e 256 c 1 lett B e art 192 e 256 c 1 lett B e 2.

Per aver effettuato, in concorso tra loro il primo quale produttore dei rifiuti affidatario ed il secondo privo di qualsiasi titolo, attività  di gestione illecita di rifiuti eterogenei  di diversa natura e tra essi anche Rifiuti sanitari pericolosi  provenienti da laboratorio analisi, radiologico (solventi, reagenti, oli, mercurio, amianto, lampade fluorescenti, batterie). Descrizione ……. , in effetti il Sig. …. ,produttore dei rifiuti affidava gli stessi al Sig. ____ pur non risultando iscritto presso albo gestore ambientale il quale svolgeva di fatto l’attività in quanto effettuava la   raccolta ,dei rifiuti  dalla località e li trasportava  presso ……… ove veniva sorpreso ad abbandonarli .

Sanzioni: Sanzione penale prevista dall’art. 256, comma 1 lett.b), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila trattandosi di rifiuti pericolosi.

Procedura operativa : Penale

 AUTORITA’ COMPETENTE:  Procura della Repubblica presso il Tribunale

Oblazione non ammessa ex art.162 bis C.P.

Non vi è Possibilità di applicazione della procedura di estinzione del reato con prescrizione art 318 bis D.lgs 152/2006.

atti da redigere:

  • Comunicazione di Notizia di reato ai sensi dell’art 347 C.P.P

Che potrà contenere:

Accertamenti urgenti sullo stato dei luoghi e delle cose  art . 354 c. 2,3 c.p.p.; ( schema Mod1/a)

Fascicolo fotografico effettuato ai sensi dell’art 354 c. 2,3 c.p.p;

Spontanee dichiarazioni rese dall’indagato art.350 c. 7 c.p.p.; ( schema Mod1/b)

Verbale di identificazione e di elezioni del domicilio art 349/ 161 c.p.p. ( schema Mod1/c)

Sommarie informazioni rese da persona informata art 351 c.p.p.; ( schema Mod1/d)

Annotazioni di indagini art.357 c.p.p.; ( schema Mod1/l)

SANZIONE ACCESSORIA  disposta dall’art 260 ter D.lgs 152/2006 Fermo Amministrativo dell’autocarro;

Verbale Sequestro del veicolo  Il veicolo utilizzato per il trasporto illecito di rifiuti, ai sensi dell’art. 259 del d.lgs. n. 152 del 2006, è soggetto a confisca obbligatoria, pertanto, deve essere sottoposto a sequestro di iniziativa da parte della polizia giudiziaria. In realtà il sequestro del veicolo può rispondere a  fini formali probatori (ex art 354 CPP) in senso stretto, ma,  in senso più lato anche per impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori( ex art 321 CP.P.)  Il sequestro è atto degli Ufficiali di P.G. Tuttavia va ricordato che, in via eccezionale, sulla base del disposto dell’art. 113 delle disp. att. C.P.P. «nei casi di particolare necessità ed urgenza, gli atti previsti dagli artt. 352 e 354 (perquisizioni ed accertamenti urgenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone –sequestro) commi 2 e 3 del codice possono essere compiuti anche dagli agenti di polizia giudiziaria».

Presupposto del sequestro preventivo è il pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze dell’illecito penale oppure agevolare la reiterazione della condotta delittuosa; inoltre il giudice può disporre il sequestro preventivo di quelle cose di cui è consentita la confisca. Il sequestro preventivo di cui all’art. 321 cod. proc. pen. Può essere operato dagli ufficiali di P.G. ed  ha la funzione sia di impedire la consumazione dei reati sia di evitare che coloro che hanno violato la legge possano continuare a trarre vantaggi dall’illecito penale consumato.

2 Comunicazione al Sindaco per ordinanza sindacale di rimozione dei rifiuti

Art 192 Il Sindaco dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate….>>

Tecnica investigativa ambientale scheda operativa tratto dal manuale Pol Ambiente del Dott. Giuseppe Aiello  

Dott. Giuseppe Aiello, Comandante di ruolo della Polizia Municipale di Ente Locale. È esperto in materia di polizia Ambientale e tecnica investigativa, ha svolto numerosi corsi di formazione ed aggiornamento per le principali materie di competenza della Polizia locale, con particolare riferimento alla Gestione dei rifiuti e tutela ambientale, per conto di vari Enti di rilievo nazionale, relatore in convegni nazionali e locali in materia di gestione dei rifiuti. Docente Scuola Regionale di P.L. della Campania, Diritto Italia, Formez PA Officina della Formazione ecc.,

Email giuseppeaiello.1@libero.it

Sito web : www.marcopolomagazine.it

 


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