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GESTIONE DEI VERBALI RELATIVI ALLE SANZIONI AMMINISTRATIVE E QUELLE DEL CODICE DELLA STRADA

  • Cosa Cambia con le modifiche introdotte dal decreto Semplificazioni   (DL 76/2020) di Capitano Serafino Mauriello, C.te Servizio Associato Polizia Locale Comuni di San Martino Valle Caudina (Av) Rotondi (AV) – Paolisi (BN) – Pannarano (BN) – Airola (BN) – Montesarchio (BN)

TRANSIZIONE AL DIGITALE.

 SINTESI SULLA GESTIONE DEI VERBALI RELATIVI ALLE SANZIONI AMMINISTRATIVE E QUELLE DEL CODICE DELLA STRADA

 

Nel cosiddetto decreto Semplificazioni (DL 76/2020) sono stati inseriti molti interventi relativi alla digitalizzazione che impattano in maniera diretta sui Comuni e per quanto di nostra competenza sulla redazione e archiviazione dei verbali relativi alle sanzioni.

 

Con riguardo alla formazione dei documenti informatici, ai sensi degli artt. 20, 22, 23 bis, 23 ter, 40, 40 bis, 41, 42, 43, 44, 71 del Codice Amministrazione Digitale, delle Linee Guida AGID sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici pubblicate il 10 settembre 2020 ai sensi dell’art. 71, le pubbliche amministrazioni devono entro il 7 giugno 2021, porre in essere tutte le operazioni necessarie a garantire l’immodificabilità e l’integrità dei documenti per quattro tipologie di procedimenti, tra cui anche i verbali di cui alle sanzioni.

 

Per quanto sopra, per una corretta gestione in digitale delle sanzioni , ad oggi, si necessita, :

 

per la notifica a professionisti, società e ditte individuali, proprietarie di autoveicoli sanzionati, ai sensi dell’artt. 2 e 3 del D.M. Ministero dell’Interno nr. 12 del 12.2017, in Gazzetta Ufficiale del 16.01.2018 (norma già in vigore), di :

un indirizzo di Posta Elettronica Certificato ;

un’accesso massivo alla banca dati INIPEC della Camera di Commercio ;

una firma digitale massiva ;

 

per il pagamento di una sanzione, il verbale di contestazione dovrà riportare, pena nullità, entro il 28 febbraio 2021, il logo (QR code) del PAGOPA, al fine di consentire al trasgressore di non sostenere le spese di versamento.

 

per una corretta formazione, gestione e conservazione del “documento informatico” ( 7 marzo 2005, n. 82 art. 1 lett. p) definizione : la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti), come il verbale relativo ad una sanzione amministrativa (legge 689/81 o Codice della Strada), a far data dal 7 giugno 2021, :

di un sistema di archiviazione in CLOUD, certificato dall’Agenzia per l’Italia digitale ;

della nomina di un responsabile della gestione documentale ;

di un piano di classificazione e conservazione dei documenti ;

di una implementazione di adeguate misure di sicurezza ;

di un manuale aggiornato sulla gestione documentale e di conservazione da pubblicare sul sito istituzionale.

 

E’ pur vero che ci sono aziende che a caro costo, gestiscono l’intero procedimento, ma come faranno i piccoli Servizi di Polizia Locale ?. Ricordate che la mancanza di uno degli elementi sopra riportati determina, spesso, (chiedete ai Giudici d i Pace), la nullità dell’atto.

 

San Martino Valle Caudina (AV)  10 gennaio 2021.

Cap. Serafino MAURIELLO




Novità in materia di circolazione con veicoli immatricolati all’estero. Luigi Ambrosino P.L. Napoli

L’ art. 16 ter, c. 1, del decreto legge 16 luglio 2020, n.° 76 convertito nellaRecenti modifiche all' art. 93 del codice della strada Legge 11 settembre 2020, n.°
120 ha apportato significative modifiche alla circolazione con veicoli esteri intestati a persone private e
condotti da cittadini residenti in Italia da oltre 60 giorni.
In poche parole la nuova legge introduce nuove deroghe al divieto generale di cui all’ art. 93 c.1bis, ossia il
divieto per i cittadini residenti in Italia da più di 60 giorni di condurre veicoli immatricolati all’ estero.
All’articolo 93 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo il comma 1-
quater è inserito il comma 1-quinquies secondo cui: le disposizioni di cui ai commi 1-bis, 1-ter e 1-quater
non si applicano:
a) ai residenti nel comune di Campione d’Italia;
b) al personale civile e militare dipendente da pubbliche amministrazioni in servizio all’estero, di cui
all’articolo 1, comma 9, lettere a) e b), della legge 27ottobre 1988, n. 470;
c) ai lavoratori frontalieri, o a quei soggetti residenti in Italia che prestano un’attività di lavoro in favore di
un’impresa avente sede in uno Stato confinante o limitrofo, i quali, con il veicolo ivi immatricolato a proprio
nome, transitano in Italia per raggiungere il luogo di residenza o per far rientro nella sede di lavoro
all’estero;
d) al personale delle Forze armate e di polizia in servizio all’estero presso organismi internazionali o basi
militari;
e) al personale dipendente di associazioni territoriali di soccorso, per il rimpatrio dei veicoli immatricolati
all’estero.
Al c. 2 viene inserito: Qualora il veicolo sia immatricolato in un Paese non appartenente all’Unione
Europea, restano ferme le pertinenti disposizioni unionali in materia di immissione temporanea.
Seguirà a breve un commento dell’ autore su queste ultime modifiche introdotte dal legislatore.




CODICE DELLA STRADA: Modifiche dell’art.126 CdS , la spiegazione di Mario Ricca

Modifica in parte dell’art.126 CdS – dall’art.49/5-ter lett.i nr.2  Decreto Legge 16.7.2020 nr.76 convertito con modificazione dalla legge 11.09.2020 nr.120 (G.U. nr.228 del 14.9.2020 – Supp.Ord. nr.33) –  VIGENTE DAL 15.09.2020

 

 

dal 15 settembre 2020, l’art.126 del CdS è stato modificato in parte, in sostanza al comma 9, ma vediamolo insieme.

Come anzidetto, il tutto e in virtù dell’art. 49/5-ter lett.i nr.2 Decreto Legge 16.7.2020 nr.76 convertito con modificazione dalla legge 11.09.2020 nr.120 (G.U. nr.228 del 14.9.2020 – Supp.Ord. nr.33):

 

all’articolo 126 dopo il comma 8 è inserito il seguente:

«8-bis . Al titolare di patente di guida che si sottopone, presso la commissione medica locale di cui all’articolo 119, comma 4, agli accertamenti per la verifica della persistenza dei requisiti di idoneità psicofisica richiesti per il rinnovo di validità della patente di guida, la commissione stessa rilascia, per una sola volta, un permesso provvisorio di guida, valido fino all’esito finale della procedura di rinnovo. Il rilascio del permesso provvisorio di guida è subordinato alla verifica dell’insussistenza di condizioni di ostatività presso l’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida di cui all’articolo 226, comma 10. Il permesso provvisorio di guida non è rilasciato ai titolari di patente di guida che devono sottoporsi agli accertamenti previsti dagli articoli 186, comma 8, e 187, comma 6»;

al comma 9, l’ultimo periodo è sostituito dal seguente:

«Chi ha rinnovato la patente di guida presso un’autorità diplomatico-consolare italiana in uno Stato non appartenente all’Unione europea o allo Spazio economico europeo ha l’obbligo, entro sei mesi dalla riacquisizione della residenza in Italia, di rinnovare la patente stessa secondo la procedura ordinaria prevista al comma 8»;

 

Pertanto, il nuovo comma 9 dell’art.126 CdS, concede al titolare di patente di guida italiana rinnovata in un Paese extra UE/SEE 6 mesi dalla riacquisizione della residenza in Italia di rinnovare la patente di guida con certificazione medica al fine di una nuova emissione della patente di guida.

Invece dopo il comma 8 è stato inserito il comma 8-bis di cui sopra.

 

1.10.2020  M.llo CC. In quiescenza Cav.RICCA Mario

 




LA SOSTA IRREGOLARE SU AREA PRIVATA CHE OSTRUISCE L’ACCESSO E L’USCITA DEL PROPRIETARIO DEL LOCALE PROCEDIBILITA’ A QUERELA O D’UFFICIO ? COME COMPORTARCI DOTT. GIUSEPPE AIELLO

Macchina che si trova su uno scivolo davanti ad un garage privato ferma da più giorni sj può fare qualcosa?

Capita molte volte che la polizia municipale si ritrovi ad affrontare un caso simile per nulla banale. Ecco alcune risposte alla domanda se si può fare qualcosa formulata da operatori di polizia municipale in un gruppo su whatsapp al quale appartengo:

No. Il proprietario deve delimitare la sua proprietà

Lui potrà procedere contro il proprietario Del veicolo che ha “invaso” la sua proprietà privata

Oppure si potrebbe configura te come reato di violenza privata  lo dice la cassazione , magari è un eccesso ed è preferibile percorrere la strada consigliata dal collega

Ma sempre con querela di parte?

Se il garage non è un passo carrabile con tanto di autorizzazione ci andrei molto cauto

Buongiorno colleghi, mi inserisco anch’io per affermare che, anche in presenza di passo carrabile, non si potrebbe cmq intervenire d’ufficio in questo caso, in quanto l’auto è in sosta in area privata. Quindi tocca al proprietario dell’area interessata dalla presenza dell’auto procedere a querela

Si! È obbligo del privato tutelare la sua proprietà… magari delimitandola per impedire l’accesso a chi non ne avrebbe diritto…

Ovvero, se l’auto si fosse trovata in sosta sul passo carrabile, ma in area pubblica, non staremmo qui a dibattere sul caso…

Ho ritenuto opportuno aggiungere alle posizioni su indicate anche il mio parere che di seguito sintetizzo.

SOSTA DAVANTI AL GARAGE REATO art 610 c.p.

La violenza privata – articolo 610 è un  reato perseguibile d’ufficio disciplinato nell’ordinamento giuridico italiano all’interno del Codice Penale La denuncia è un atto che può essere presentato da qualsiasi cittadino, a prescindere che sia o meno la vittima di un reato, alla Procura della Repubblica nel momento in cui viene a conoscenza di un fatto illecito relativo a un reato perseguibile d’ufficio.

La denuncia è un atto facoltativo, I reati procedibili d’ufficio devono essere denunciati obbligatoriamente:

  • dai pubblici ufficiali e dagli incaricati di pubblico servizio qualora abbiano avuto notizia del reato nell’esercizio delle proprie funzioni o a causa di esse;
  • dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria, anche al di fuori del servizio svolto.

Bisogna sottolineare che i reati perseguibili d’ufficio sono in genere reati di maggiore gravità, per i quali nel momento in cui un Pubblico Ministero venga a conoscenza di un’ipotesi di reato, deve iscriverla nel Registro Generale Notizia di Reato della Procura e avviare le indagini. L’azione che viene avviata d’ufficio è irrevocabile: non la si può dunque interrompere come avviene invece nel caso di remissione della querela.

Una sentenza di Cassazione (sezione V Penale, sentenza n. 51236/2019) conferma l’orientamento già espresso in materia dalla Suprema Corte  con il pronunciamento 40482/2018, che aveva chiarito i casi in cui si configura il reato di violenza privata. Secondo l’orientamento della giurisprudenza si cinfigura il reato di violenza privata  ogni qual volta si occupa il parcheggio riservato a una specifica persona invalida, o si parcheggi la propria auto davanti ad un fabbricato in maniera tale da bloccare il passaggio e impedire l’accesso e così via.

Inoltre integra il reato di violenza privata la condotta di colui che, avendo parcheggiato irregolarmente il proprio veicoli in un’area condominiale, alla quale non aveva diritto di accedere, impedisce l’uscita di altri veicoli sulla pubblica via, rifiutandosi di liberare l’accesso e pretendendo che gli altri attendano le sue necessità (Cass. Pen. sez. IV, sentenza n. 16571 del 16 maggio 2005),

Un ulteriore esempio è dato dalla sentenza 8425/2013 della Cassazione, in cui è precisato che il delitto di violenza privata è integrato anche dalla condotta di chi parcheggia la propria auto dinanzi a un fabbricato, bloccando il passaggio e impedendo l’accesso, in quanto “ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione”.

Anche un parcheggio irregolare in area condominiale può integrare la violenza privata: la Cassazione, con sentenza 16571/2006, ha descritto un fatto di voluta intenzione dell’imputato di mantenere il proprio veicolo – già parcheggiato irregolarmente in un’area condominiale alla quale non aveva diritto di accedere (“condominio a lui estraneo”) – in modo tale da impedire alla persona offesa di transitare con il proprio veicolo per uscire sulla pubblica via, rifiutando reiteratamente di liberare l’accesso

Occorre precisare, tuttavia, che nel reato di violenza privata, il requisito della violenza, ai fini della configurabilità del delitto, si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione l’offeso, il quale sia, pertanto, costretto a fare, tollerare od omettere qualcosa contro la propria volontà. In entrambi i casi il reato di violenza privata si perfeziona, dunque, con il rifiuto e non nel mero elemento oggettivo che, in sé considerato, non assume le connotazioni offensive richieste dall’articolo 610 codice penale.

Tenuto conto di quanto fin qui sopra riportato e riferendomi all’ intervento di routine rappresentato dal collega è facilmente possibile che lo stesso, si trasformi in un intervento tutt’altro che banale. Infatti, poiché oltre ad essere agenti di polizia stradale, siamo anche agenti o ufficiali di polizia giudiziaria, a ricezione di una chiamata di intervento per constatare la presenza di veicolo tale da ostruire un ingresso ad un garage anche se su area privata, non basta affatto chiedere se chi chiama dispone o meno di passo carrabile evidenziato dall’apposito segnale, ma occorre verificare se tale sosta ostruente, non integri il reato ex articolo 610 del codice penale .

Vi è certamente correlazione tra sosta e violenza privata, basta ricordare il caso della sosta/reato che si concretizza quando un veicolo è lasciato in sosta all’interno di uno spazio riservato ad un diversamente abile assegnatogli “ ad personam” e non su uno spazio di sosta genericamente riservato ai diversamente abili. La cassazione penale Sezione V, con la sentenza n. 17794/2017, ha chiarito che in tali casi non è possibile la sola applicazione della sanzione amministrativa ma, è doveroso anche procedere penalmente. Ribadisco e concludo che la procedibilità nei casi di reato ex articolo 610 del codice penale è d’ufficio, dunque non soggetta alla proposizione di querela di parte.

Cordialmente Giuseppe Aiello , Comandante della Polizia Municipale di LioniSOSTA PRIVATA VIOLENZA




Le novità sui MONOPATTINI di Mario Ricca

MONOPATTINI SETTEMBRE 2020<

MONOPATTINI  Legge 160 del 27.12.2019  Modificata dalla Legge n. 8 del 28 febbraio 2020 pubblicata sulla  G. U. nr. 51 del 29 febbraio 2020

 Cari colleghi,

come  voi ben sapete, oramai sulle strade sia urbane che extra, sono invase da monopattini a spregio delle norme del CdS, e in ultimo protagonisti anche di sinistri stradali gravi. E’ diventato un vero e proprio problema ai fini della sicurezza stradale.

Vediamo insieme quali norme prevedono la punizione del conducente.

 

Legge nr.160/2019 art.1 comma 75-bis come modificato dalla legge 8/2020

Sanzione da €.100 a €.400

PMR . €.100

Pagamento entro 5 giorni €.70,00

 

¨ Circolazione con monopattino elettrico avente caratteristiche tecniche difformi da quelle previste:

·      Privo di dispositivo di segnalazione acustica;

·      Privo di regolatore di velocità (6 km/h massima per area pedonale urbana e 25 Km/h in strada e piste ciclabili) o se in grado di superare i 20 km/h);

·      Privo di marcatura CE.  (prevista dalla direttiva 2006/42/CE).

¨ Circolazione con monopattino elettrico avente caratteristiche tecniche difformi da quelle previste:

·      Dotato di motore termico;

·      Dotato di motore Elettrico superiore a 0,5 Kw. (500 W).

ü  PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA NON CONSENTITO;

ü  Procedere al sequestro del veicolo ai fini della confisca art.213 CdS.

 

 

Legge nr.160/2019 art.1 comma 75-ter come modificato dalla legge 8/2020

 

Sanzione da €.100 a €.400

PMR . €.100

Pagamento entro 5 giorni €.70,00

 

¨ Conduzione di monopattino da parte di persona inferiore agli anni 14 di età.
¨ Circolazione con monopattino su strada urbana con limite di velocità superiore ai 50 km/h.
¨ Circolazione con monopattino su strada  extraurbana senza impegnare la pista ciclabile presente.
¨ Circolazione con monopattino su carreggiata ad una velocità superiore ai 25 Km/h.
¨ Circolazione con monopattino in area pedonale ad una velocità superiore ai 6 Km/h.
¨ Circolazione durante l’oscurità con monopattino privo  di luce gialla o bianca fissa anteriore e catadiottri o luce posteriore rossa fissa.
¨ Circolazione in condizioni atmosferiche che richiedano l’illuminazione con monopattino privo di luce gialla o bianca fissa anteriore e catadiottri  o luce posteriore rossa fissa.

 

Legge nr.160/2019 art.1 comma 75-quater come modificato dalla legge 8/2020

Sanzione da €.50 a €.200

PMR . €.50

Pagamento entro 5 giorni €.35,00

 

Circolare con monopattino su più file.
Circolare con monopattino affiancati in numero superiore a due.
Circolare con monopattino senza avere il libero uso di braccia e mani.
Circolare con monopattino reggendo il manubrio con una sola mano.
Conduzione di monopattino da parte di minore di anni 18 senza indossare casco protettivo.
Circolazione con monopattino trasportando altra persona.
Circolazione con monopattino trasportando oggetti.
Circolazione con monopattino trasportando animali.
Circolazione con monopattino trainando veicoli.
Circolazione con monopattino facendosi trainare da altro veicolo.
Circolazione con monopattino durante l’oscurità senza indossare giubbotto o bretelle retroriflettenti ad alta visibilità.
Circolazione con monopattino in condizioni atmosferiche che richiedano illuminazione senza indossare giubbotto o bretelle retroriflettenti ad alta visibilità.

Ricordarsi:

che la circolazione dei monopattini elettrici è limitata:

strade urbane con limite di velocità di 50 km/h (dove è consentita la circolazione dei velocipedi),

strade extraurbane se è presente una pista ciclabile, (ma solo all’interno della pista stessa),

aree pedonali urbane (dove è consentita la circolazione dei velocipedi).

 Inoltre:

 La circolazione sui marciapiedi o sugli spazi riservati ai pedoni è sempre vietata;

Per la conduzione su strada è richiesta l’età minima di 14 anni, non è necessaria la patente;

Se il conducente è un minore di anni 18 deve indossare idoneo casco protettivo;

Se il conducente è minore, contestare la violazione all’esercente la patria potestà genitoriale o chi ne fa le veci poiché il minore non è assoggettabile a nessuna violazione amministrativa (legge 689/81);

I monopattini elettrici, ove consentita la circolazione, non possono superare la velocità di 25 km/h sulla carreggiata e di 6 km/h quando circolano nelle aree pedonali.

Si riporta una scheda sui monopattini:

 

Equiparazione ai velocipedi SI
Posti a sedere NO
Motore elettrico nominale continua non superiore 0,50 KW SI
Possesso patente NO
Età minima per utilizzo 14 anni
Casco    Obbligo solo tra i 14 e i 18 anni
Strade urbane SI ma solo dove vige 50 km/h e sia consentita circolazione velocipedi
Strade extraurbane SI ma solo dove esiste pista ciclabile che deve essere utilizzata
Limite velocità su carreggiata Max 25 km/h
Limite velocità su aree pedonali Max 6 km/h
Luci obbligatorie SI da mezz’ora dopo tramonto, oscurità e di giorno per condizioni atmosferiche che richiedano l’illuminazione
Targa NO
Assicurazione NO
Circolazione Mai affiancati in numero superiore a 2
In unica fila quando richiesto dalla circolazione
Libero uso delle braccia e delle mani
Manubrio va retto sempre con entrambe le mani, salvo segnalare svolta
Bretelle o giubbotti retroriflettenti SI da mezz’ora dopo tramonto, oscurità e di giorno per condizioni atmosferiche che richiedano l’illuminazione
Applicazione norme codice della strada e DM Mit 4 giugno 2019    Mai in aree esclusivamente private
Servizi di noleggio anche free-floating nelle città    Giunta Comunale con apposita delibera: Numero licenze attivabili
Numero massimo monopattini
Obbligo assicurazione
Modalità di sosta dei monopattini
Limitazioni alla circolazione in determinate aree della città

 

 

 




CODICE DELLA STRADA : Legittima l’ordinanza-ingiunzione prefettizia in presenza di mancata audizione Dott. MIMMO CAROLA

Commento del Dott. MIMMO CAROLA ( ins.to 17.04.2020)

I giudici della seconda sezione Civile della Corte di Cassazione con ordinanza n. 6313 del 5 marzo 2020 hanno ritenuto che la  mancata “audizione personale” richiesta al Prefetto  e “finalizzata all’integrazione orale delle argomentazioni difensive”, non comporta la nullità del provvedimento,

LA VICENDA

Un automobilista proponeva opposizione davanti al Giudice di Pace di Torino, che lo respingeva, avverso un verbale, elevatogli dalla polizia locale di Grugliasco, di accertamento per mancata comunicazione dati conducente. Alla decisione proponeva appello al Tribunale di Torino che confermava la decisione del giudice di prime cure, motivo di ricorso per cassazione lamentando diversi motivi tra i quali erroneità della decisione, vizio di falsa applicazione, omessa valutazione di fatto decisivo e mancata “audizione personale” richiesta al Prefetto dal ricorrente “finalizzata all’integrazione orale delle argomentazioni difensive”

LA DECISIONE

Gli Ermellini rigettano il ricorso ribadendo che la giurisprudenza più recente in tema di ordinanza ingiunzione per l’irrogazione di sanzioni amministrative, emessa in esito al ricorso facoltativo al Prefetto, ovvero a conclusione del procedimento amministrativo, la mancata audizione dell’interessato che ne abbia fatto richiesta in sede amministrativa non comporta la nullità del provvedimento, in quanto, riguardando il giudizio di opposizione il rapporto e non l’atto, gli argomenti a proprio favore che l’interessato avrebbe potuto sostenere in sede di audizione dinanzi all’autorità amministrativa ben possono essere prospettati in sede giurisdizionale. In relazione all’erroneità della decisione il Tribunale, confermando in punto la pronuncia del Giudice di prime cure, ha fatto corretta applicazione della disciplina dell’opposizione ad ordinanza ingiunzione con conseguente riaffermazione del potere rappresentativo del Prefetto, pienamente legittimato a svolgere gli atti che da tale rappresentanza naturaliter discendono. Inoltre  la sollevata eccezione di non aver commesso il fatto è smentita per la sussistenza apposita documentazione fotografica anche se il ricorrente ne contesta, in modo inefficace, l’utilizzabilità perché acquisita da “ditta privata”. In ogni caso la validità della documentazione fotografica, relativa alla infrazione,  non scrimina, al fine dei fatti, l’inottemperanza all’obbligo della comunicazione dalla quale è scaturita l’opposto verbale, per cui oggi è controversia. Ed ancora il ricorrente lamenta, nella sostanza, che il Tribunale aveva ritenuto inammissibili le domande “costituenti nova” ergo senza pronunciarsi sulle stesse. In effetti il Giudice territoriale, pur in presenza di un ricorso dallo stesso testualmente definito di difficile, per non dire impossibile, intellegibilità”, avrebbe dovuto esplicitare, con apposita individuazione, quelle domande nuove. In conclusione la Corte ritiene fondato esclusivamente il ricorso afferente la liquidazione delle spese processuali in quanto palesemente errata ed in violazione dei parametri normativi di determinazione delle stesse.

 

Corte di Cassazione, seconda sezione Civile, ordinanza n. 6313 del 5 marzo 2020

Fatti di causa

Misciattelli Daniele, con atto fondato su sette motivi, ricorre per la cassazione della sentenza n. 6013/2015 del Tribunale di Torino.

Con tale decisione veniva rigettato l’appello, interposto dall’odierno ricorrente, avverso la sentenza del Giudice di Pace di Torino in data 14 aprile 2014 con cui era stata respinta l’opposizione avverso il verbale di accertamento, di cui in atti. Trattavasi, in particolare, di verbale elevato dalla Polizia Municipale di Grugliasco per violazione dell’art. 126-bis c.p.c. con ingiunzione del pagamento della somma di C 590,60. L’intimata Prefettura di Torino ha depositato mera memoria di costituzione tardiva al solo dichiarato fine di partecipare all’udienza di discussione.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375, ult. co . c.p.c. con ordinanza in camera di consiglio non essendo stata rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Ragioni della Decisione

Con il primo motivo del ricorso si censura, ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c., il vizio di violazione e/o falsa applicazione di varie norme di legge. In sostanza il ricorrente lamenta l’erroneità della decisione per cui è ricorso in punto di rappresentanza processuale del Prefetto innanzi al Giudice di Pace ed alla sua facoltà di compiere atti. Il motivo è infondato e va respinto.

Il Giudice di appello, confermando in punto la pronuncia del Giudice di prime cure, ha fatto corretta applicazione dell’art. art. 6 del D.L.vo n. 150/2011 con conseguente riaffermazione del potere rappresentativo Prefetto. Quest’ultimo era, quindi, pienamente legittimato a svolgere gli “atti che da tale rappresentanza naturaliter discendono”.

Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di falsa applicazione degli artt. 342, 345 e 112 c.p.c. per omessa pronuncia su una domanda (art. 360, n. 3 e 4 c. p.c.) Il ricorrente lamenta, nella sostanza, che il Tribunale riteneva inammissibili le domande “costituenti nova” quindi senza pronunciare sulle stesse. In effetti il Giudice di appello, pur in presenza di un ricorso dallo stesso testualmente definito “di difficile (per non dire impossibile) intellegibilità”, avrebbe dovuto esplicitare , con apposita individuazione, quelle domande nuove. Tuttavia, in dispregio degli oneri di doverosa allegazione ad esso incombenti in virtù del noto principio di autosufficienza, il ricorrente non trascrive né dà conto di quali domande avesse a suo tempo formulato. Pertanto la Corte non viene messa in grado di vagliare quali fossero tali domande e se effettivamente nuove. Il motivo è inammissibile.

Con il terzo motivo parte ricorrente lamenta l’omessa valutazione di un fatto decisivo per la decisione della controversia con conseguente violazione dell’art. 126-bis C.d.S. ai sensi dell’art. 360, n.ri 3 e 5 c.p.c.. Il fatto, secondo la prospettazione di parte ricorrente sarebbe la “eccezione di non aver commesso il fatto”. Ma risulta la sussistenza apposita documentazione fotografica anche se la parte ne contesta, in modo inefficace, l’utilizzabilità perché acquisita da “ditta privata”. In ogni caso la validità della detta documentazione fotografica (relativa alla contravvenzione originaria) non scrimina, al fine che qui rileva, l’inottemperanza all’obbligo della comunicazione donde è scaturito l’opposto verbale, per cui oggi è controversia, ex art. 126-bis C.d.S. .

Il motivo va, dunque, respinto.

Con il quarto motivo del ricorso si prospetta il vizio di omessa valutazione di un fatto decisivo. Parte ricorrente lamenta la mancata “audizione personale” richiesta al Prefetto dal ricorrente e “finalizzata all’integrazione orale delle argomentazioni difensive”. Sempre secondo la prospettazione della parte ricorrente il Tribunale non avrebbe tenuto conto di ciò, affermando che “nulla prova che diritto dell’appellante sia stato in qualsivoglia modo leso”. Il motivo non può essere accolto. Secondo ormai consolidata giurisprudenza “in tema di ordinanza ingiunzione per l’irrogazione di sanzioni amministrative – emessa in esito al ricorso facoltativo al Prefetto, ai sensi dell’art. 204 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, ovvero a conclusione del procedimento amministrativo ex art. 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, la mancata audizione dell’interessato che ne abbia fatto richiesta in sede amministrativa non comporta la nullità del provvedimento, in quanto, riguardando il giudizio di opposizione il rapporto e non l’atto, gli argomenti a proprio favore che l’interessato avrebbe potuto sostenere in sede di audizione dinanzi all’autorità amministrativa ben possono essere prospettati in sede giurisdizionale.” ( Cass. Sez. U, Sent. 28 gennaio 2010, n. 1786). Tale orientamento risulta ancor più consolidato a seguito di altra più recente pronuncia di questa stessa Corte, la quale ha ribadito che “in tema di ordinanza ingiunzione per l’irrogazione di sanzioni amministrative – emessa in esito al ricorso facoltativo al Prefetto, ai sensi dell’art. 204 del d.lgs. n. 285 del 1992, ovvero a conclusione del procedimento amministrativo ex art. 18 della I. n. 689 del 1981 – la mancata audizione dell’interessato che ne abbia fatto richiesta in sede amministrativa non comporta la nullità del provvedimento, in quanto, riguardando il giudizio di opposizione il rapporto e non l’atto, gli argomenti a proprio favore che l’interessato avrebbe potuto sostenere in sede di audizione dinanzi all’autorità amministrativa ben possono essere prospettati in sede giurisdizionale.” ( Cass., Sez. 6-2, Ord. 7 agosto 2019, n. 21146). Il motivo – anche in assenza di ogni allegazione su una effettiva lesione del diritto di difesa- va, pertanto, respinto.

Con il quinto motivo del ricorso si deducono con contemporaneo richiamo ai numeri 3, 4 e 5 dell’art. 360 promiscuamente molteplici vizi di varia natura. Il motivo, attesa la sua promiscuità, va dichiarato inammissibile. Al riguardo non può che richiamarsi la giurisprudenza, in punto, di questa Corte, secondo cui “costituisce causa di inammissibilità del ricorso per cassazione l’erronea sussunzione del vizio, che il ricorrente intende far valere in sede di legittimità, nell’una o nell’altra fattispecie di cui all’art. 360 cod. proc. civ. ” ( Cass. , Sez. Terza, Sent. 117 settembre 2013, n. 21165). Tale condiviso orientamento risulta per di più confermato recentemente da altra pronuncia di questa Sezione, secondo cui “il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato e vincolato dai motivi di ricorso, che assumono una funzione identificativa condizionata dalla loro formulazione tecnica con riferimento alle ipotesi tassative formalizzate dal codice di rito. Ne consegue che il motivo del ricorso deve necessariamente possedere i caratteri della tassatività e della specificità ed esige una precisa enunciazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche previste dall’art. 360 c.p.c., sicché è inammissibile la critica generica della sentenza impugnata, formulata con un unico motivo sotto una molteplicità di profili tra loro confusi e inestricabilmente combinati, non collegabili ad alcuna delle fattispecie di vizio enucleate dal codice di rito.” ( Cass., Sez. 6-2, Ord. 14 maggio 2018, n. 11603). Il motivo è, quindi, inammissibile.

Con il sesto motivo del ricorso si deducono promiscuamente, con contemporaneo richiamo ai numeri 3, 4 e 5 dell’art. 360, molteplici vizi di varia natura quali violazione dell’art. 115 c.p.c., omessa pronuncia, omesso esame di un fatto decisivo, violazione degli artt. 122 e 133 D.L.vo n. 167/2000, 11, 18 e 19 D.L.vo n. 196/2003. Il motivo, attesa la sua promiscuità e l’indistinto richiamo di vari parametri processuali, deve essere dichiarato – al pari e per le stesse ragioni già innanzi esposte sub 5- inammissibile.

Con il settimo motivo parte ricorrente lamenta la violazione del D.M. n. 55/2014 ai sensi dell’art. 360, n. 3 c.p.c.. Il motivo è fondato e va, conseguentemente, accolto. Il valore della causa, ragguagliato correttamente all’entità della somma dovuta a titolo di sanzione per la consumata contravvenzione era di euro 519. La condanna alle spese processuali per l’importo di euro 2.800,00 è, quindi, palesemente errata ed in violazione dei parametri normativi di determinazione delle spese.

La sentenza impugnata va, dunque, cassata in relazione al motivo accolto con rinvio, anche per le spese del presente giudizio, al Giudice indicato in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibili il secondo, quinto ed il sesto motivo del ricorso, rigetta il primo, il terzo ed il quarto motivo dello stesso, accoglie il settimo e, per l’effetto, cassa l’impugnata sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per spese, al Tribunale di Torino in diversa composizione.

 

 

 

 

 




Photo Red: multe nulle se manca la delibera di autorizzazione del Comune

Tratto da newsletter@studiocataldi.it

Photo Red: multe nulle se manca la delibera di autorizzazione del Comune

di Lucia Izzo – Se l’Ente titolare della strada decide di ricorrere a un apparecchio automatico con cui rilevare il passaggio con il rosso al semaforo, sarà necessaria una preventiva e formale delibera che autorizzi alla sua installazione, stante i principi di trasparenza amministrativa.

 

Se l’impianto semaforico è installato senza la delibera di autorizzazione della Giunta Municipale deve ritenersi nulla la multa elevata all’automobilista passato con il rosso e accertata a mezzo di apparecchio Poto Red.

 

Lo ha chiarito il Giudice di Pace di Torino (nella persona del dott. Francesco Fontana), in una sentenza depositata il 21 novembre 2019, pronunciandosi sul ricorso avverso verbali di infrazione del Codice della Strada presentato da un conducente, rappresentato dall’Associazione Globoconsumatori Onlus.

 

Per leggere l’articolo vai su

https://www.studiocataldi.it/articoli/36640-photo-red-multe-nulle-se-manca-la-delibera-di-autorizzazione-del-comune.asp

 




GARA CON UN’UNICA OFFERTA, COSA ACCADE?

(di Luca Leccisotti)

 Credo ci capiti molto spesso che al momento di esaminare le offerte pervenute, rileviamo che è stata presentata un’unica offerta.

Come ci comportiamo?

Bene, ad oggi il Codice Appalti non prevede alcuna previsione espressa, ma soltanto frammenti di disposizioni dubbie e controverse.

Art. 95 comma 12 – D.lgs 50/2016

Le stazioni appaltanti possono decidere di non procedere all’aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all’oggetto del contratto. Tale facoltà è indicata espressamente nel bando di gara o nella lettera di invito.(simile all’art. 81 vecchio codice appalti)

Art. 94 comma 2 – D.lgs 50/2016

La stazione appaltante può decidere di non aggiudicare l’appalto all’offerente che ha presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa, se ha accertato che l’offerta non soddisfa gli obblighi di cui all’articolo 30, comma 3.

Il vecchio codice appalti invece, il d.lgs 163/2006, aveva un articolo che espressamente disciplinava questo aspetto:

Art. 55 comma 4 – D.lgs 163/2006

Il bando di gara può prevedere che non si procederà ad aggiudicazione nel caso di una sola offerta valida, ovvero nel caso di due sole offerte valide, che non verranno aperte. Quando il bando non contiene tale previsione, resta comunque ferma la disciplina di cui all’articolo 81, comma 3.

 

Pare assurdo ma, l’unica ancora di salvataggio è l’art. 69 del R.D. 827/1924, mai stato abrogato da nessuna norma e tutt’oggi ancora in vigore che recita:

“omissis…la presentazione delle offerte ed é dichiarata deserta ove non ne siano presentate almeno due, salvo il caso in cui l’amministrazione abbia stabilito, avvertendolo nell’avviso d’asta, che, tenendosi l’asta coi sistemi delle offerte segrete, si procede all’aggiudicazione anche se venga presentata una sola offerta.”

Qual è la chiave di volta?

La soluzione è questa: inseriamo sempre nel bando la clausola tipo “la stazione appaltante si riserva la ampia facoltà di procedere all’aggiudicazione nel caso di una sola offerta: si riserva inoltre di non procedere all’esperimento della gara, nel caso siano state presentate meno di tre offerte.

E’ cristallino che se voi non inserite nulla nel bando, una gara con una sola offerta non è proseguibile.

Buon lavoro.




Se il parcheggiatore abusivo chiede i soldi è estorsione Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 7 giugno – 5 luglio 2018, n. 30365

Autore Cav. Mario RICCA

 

Quante volte è capitato o capita che durante l’espletamento del servizio ci si imbatte in interventi chiamati da cittadini o d’ìniziativa in merito ai parcheggiatori abusivi, sparsi per le vie delle città  i quali pretendono soldi da autisti di veicoli, magari anche minacciandoli, solo al fatto che quest’ultimi, necessitano di posteggiare il proprio veicolo in una zona pubblica.

E’ un fenomeno in crescita , il quale desta serie preoccupazione ai fini della sicurezza pubblica; a volte questi operano in solitudine, altre volte pare che dietro a loro vi sia la criminalità organizzata.

Ebbene, sappiate che è reato di estorsione ai sensi dell’art. 629 del c.p. il quale recita testualmente:

“Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.

La pena è della reclusione da sei a venti anni e della multa da da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre qualcuna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente.”

Attualmente la giurisprudenza consolidata più volte è intervenuta, ripetendosi.

In ultimo la seconda sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza nr.30365/18, sentenza del 7 giugno 2018 e depositata il 5.7.2018, ha riferito che chiedere arbitrariamente soldi con minaccia a chi mette in sosta l’auto è un reato.

Infatti quanti malcapitati proprietari di veicoli si sono visti minacciare da questi ignari parcheggiatori abusivi che se non davano i soldi, questi avrebbero danneggiato l’auto in sosta oppure avrebbero creato problemi al proprietario.

Ed ecco perché la cassazione è ritornata in soccorso con la sentenza di cui sopra a tantissime persone che subiscono tali reati da parte di questi soggetti abusivi, mettendo in qualche modo un freno a questo fenomeno e lanciando a sua volta un avvertimento a questi posteggiatori abusivi.

La Corte tuttavia ha ribadito nella sentenza che “non è configurabile neanche il reato di violenza privata per la semplice ragione che il suddetto reato ha natura sussidiaria rispetto all’estorsione dalla quale si differenzia per l’assenza dell’ingiusto profitto che, invece, nel caso di specie, è configurabile (richiesta di una somma di denaro non dovuta)”.

Questa è la parte penale, però vi è anche la parte amministrativa e cioè quando il posteggiatore abusivo chiede i soldi senza minacciare ed è:

Art. 7 c. 15 bis del CdS modificato dal D.L.22.2.2017 nr.14 convertito con modificazione nella legge 18.4.2017 nr.48

Il quale recita: «Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da €. 772,00 a €. 3.104,00

Pagamento in misura ridotta entro 5 giorni €. 540,40

Pagamento in misura ridotta entro 60 giorni €.772,00

Pagamento oltre i 60 gg. €.1.552,00.

Se nell’attività abusiva, sono impiegati minori, la sanzione amministrativa di cui sopra è raddoppiata da €.1.544,00 a €.6.208,00

Pagamento in misura ridotta entro 5 giorni €. 1.080,00;

Pagamento in misura ridotta entro 60 giorni €.1.544,00;

Pagamento oltre i 60 gg. €.3.104,00.

Si applica, in ogni caso, la sanzione accessoria della confisca delle somme percepite.

Le somme indebitamente percepite e sequestrate,possono essere versate in 2 conto entrate eventuali e diverse ministero Interno” Cap.3560 – Capo XIV dello “Stato di previsione” del Ministero Interno.

A queste persone, si può anche applicare il Daspo (Ordine di allontanamento) praticamente sono nuove misure urgenti per rafforzare la sicurezza urbana, la vivibilità dei territori e il decoro delle città in base al D.L.22.2.2017 nr.14 convertito con modificazione nella legge 18.4.2017 nr.48, ove agli artt.9 e 10 sanziona:

chi esercita abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine tenendo condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione, delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano e delle relative pertinenze, in violazione dei divieti di stazionamento o di spazi ii previsti, oppure in altro luogo previsto dal regolamento di Polizia Urbana del comune.

L’ordine cesserà di avere efficacia decorse 48 ore dall’accertamento del fatto.

La sua violazione comporterà l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da € 100,00 a € 300,00 ai sensi dell’art.9 comma 1 del decreto legge 20.2.2017 nr.14, con pagamento in misura ridotta di €.100,00

Copia del presente provvedimento sarà immediatamente trasmessa al Questore della provincia del luogo ai fini dell’eventuale adozione del provvedimento di divieto di accesso previsto dall’art. 10 cc. 2 e 3 del decreto di cui sopra.

Tale ordine di allontanamento cessa dopo 48 ore dall’accertamento del fatto di cui sopra e che la sua violazione è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria applicata ai sensi dell’art.9 comma 1 di cui sopra, aumentata del doppio ( art.10 comma 1 D.L. 20.2.2017 nr.14).

Quindi come si può notare vi è ampio spazio sia penale che amministrativo per bloccare questo fenomeno.

 

Riporto la sentenza nr. 30365.

 

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 7 giugno – 5 luglio 2018, n. 30365

 

Presidente Davigo – Relatore Rago

 

Fatto e diritto

La Corte di Appello di Salerno con la sentenza di epigrafe confermava la condanna di An. Ab. per il delitto di tentata estorsione «perché con minaccia di un male ingiusto compiva atti idonei diretti in modo non equivoco, a costringere Serino Carmine a dargli denaro non dovuto per un ingiusto profitto. In particolare, dopo aver chiesto a Serino Carmine di dargli dei soldi non dovuti per il parcheggio davanti all’Ospedale Campolongo Hospital di Eboli, dicendogli con tono minaccioso e prepotente “devi darmi 2 Euro per il parcheggio” ed avendo Serino Carmine detto che non glieli avrebbe dati in quanto era un parcheggiatore abusivo, lo minacciava dicendogli “se non mi dai i soldi che ti ho chiesto ti rompo la macchina».

Contro la suddetta sentenza, l’imputato, a mezzo del proprio difensore ha proposto ricorso per cassazione deducendo:

2.1. l’errata qualificazione giuridica in quanto il fatto addebitato al ricorrente avrebbe dovuto essere sussunto nel paradigma della tentata violenza privata;

2.2. l’insussistenza del reato in quanto la minaccia non era idonea ad intimorire l’automobilista a consegnare la somma di denaro richiesta.

Il ricorso è inammissibile essendo manifestamente infondate entrambe le censure in quanto:

Ad 1.1.: non è configurabile il reato di violenza privata per la semplice ragione che il suddetto reato ha natura sussidiaria rispetto all’estorsione dalla quale si differenzia per l’assenza dell’ingiusto profitto che, invece, nel caso di specie, è configurabile (richiesta di una somma di denaro non dovuta);

Ad 1.2.: la minaccia è da ritenersi sussistente perché tale – considerata con giudizio ex ante – deve oggettivamente ritenersi la frase: “se non mi dai i soldi che ti ho chiesto ti rompo la macchina” essendo, poi, del tutto irrilevante che la persona offesa non si sia sentita intimidita ma, anzi, dopo avere rifiutato di pagare si recò a denunciare il fatto (ex plurimis Cass. 644/2014).

Alla declaratoria d’inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in Euro 2.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila a favore della Cassa delle Ammende.

Sentenza a motivazione semplificata.

 




ATTRAVERSAMENTI PEDONALI O DOSSI? RISCHIO PER I COMUNI INSTALLATORI.

articolo a cura del dott. Luca Leccisotti  Comandante Polizia Locale e formatore personale Enti Locali

Coloro che utilizzano il Codice della strada e il Regolamento di Esecuzione al Codice della strada, sanno benissimo che esiste una rilevante differenza tra i DOSSI ARTIFICIALI dissuasori di velocità, regolamentati dall’articolo 179 del D.P.R. 495/92 (Regolamento attuativo del Codice della Strada) e gli ATTRAVERSAMENTI PEDONALI RIALZATI.

Purtroppo vedo ancora in giro diversi comuni, in cui ci sono installazioni di tipo ibrido, dossi+attraversamenti, che espongono le casse comunali a risarcimenti danni molto probabili in quanto sono realizzati seguendo più forme creative che legislazione tecnica. 

Partiamo dai dossi artificiali, un tipo di installazione molto utilizzata in termini di sicurezza dai comuni:

I DOSSI ARTIFICIALI previsti dall’art. 179 del Codice della Strada, possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento.

Sono costituiti da elementi in rilievo prefabbricati o da ondulazioni della pavimentazione a profilo convesso. In funzione dei limiti di velocità vigenti sulla strada interessata hanno le seguenti dimensioni:

a) per limiti di velocità pari od inferiori a 50 km/h larghezza non inferiore a 60 cm e altezza non superiore a 3 cm;

b) per limiti di velocità pari o inferiori a 40 km/h larghezza non inferiore a 90 cm e altezza non superiore a 5 cm;

c) per limiti di velocità pari o inferiori a 30 km/h larghezza non inferiore a 120 cm e altezza non superiore a 7 cm.

I tipi a) e b) devono essere realizzati in elementi modulari in gomma o materiale plastico, il tipo c) può essere realizzato anche in conglomerato. Nella zona interessata dai dossi devono essere adottate idonee misure per l’allontanamento delle acque. Nelle installazioni in serie la distanza tra i rallentatori deve essere compresa tra 20 e 100 m a seconda della sezione adottata.

Il presegnalamento è costituito dal segnale di cui alla figura II.2 di formato preferibilmente ridotto, posto almeno 20 metri prima. Ad esso è abbinato il segnale di cui alla figura II.50 di formato ridotto, con un valore compreso tra 50 e 20, salvo che sulla strada non sia già imposto un limite massimo di velocità di pari entità. Una serie di rallentatori deve essere indicata mediante analoghi segnali e pannello integrativo con la parola “serie” oppure “n. ….. rallentatori”.

In primis i dossi possono “solo” essere installati su:

– strade residenziali, quelle individuate e presegnalate con questo segnale

– nei parchi pubblici e privati, nei residences

IL COMMA 5 RECITA, ANZI ORDINA: Ne è vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento.

A differenza dei dossi artificiali, gli ATTRAVERSAMENTI PEDONALI RIALZATI non sono vietati (anche se sconsigliati) su strade percorse abitualmente da mezzi di soccorso e pronto intervento.

Il problema qual è?

Il problema è che molti comuni pensano di travestire un dosso in attraversamento pedonale rialzato e di sfuggire alla normativa stringente in materia di installazione dossi.

Sulle nostre strade ce ne sono talmente tanti realizzati così che tutti siamo portati ad associarli ad un attraversamento rialzato e ritenere che possa trovarsi liberamente ovunque.

Così non è.

Detto questo, per dimostrare a voi, quali caratteristiche deve avere un attraversamento pedonale rialzato, ho preso in considerazione la Circolare n.3698/2001 del Ministero dei LLPP:

Estratto delle Linee Guida:

Aree stradali rialzate o attraversamenti pedonali rialzati, “speed tables”:

Rialzo del piano viabile con rampe di raccordo (con pendenza, in genere, del 10%) in corrispondenza di aree da proteggere da elevate velocità o di attraversamenti pedonali. La lunghezza interessata dal rialzo supera in genere quella dei normali veicoli (10-12 m), in caso contrario vengono classificati come dossi.

Dossi:

Serie di dossi, opportunamente intervallati, che interessano l’intera larghezza della carreggiata, e riducono la velocità generando guida poco confortevole alle velocità superiori a quelle desiderate. Essi hanno influenza anche su veicoli di servizio e di emergenza e per tali categorie di utenze l’effetto è chiaramente negativo. A questo si aggiunge il disagio per gli utenti , in modo particolare dei mezzi pubblici, indotto dal continuo sobbalzo del veicolo.

Ecco svelato l’arcano: La lunghezza interessata dal rialzo supera in genere quella dei normali veicoli (10-12 m), in caso contrario vengono classificati come dossi.

Significa che tutti gli “attraversamenti pedonali rialzati” inferiori a 10 metri di larghezza, SONO DA CONSIDERARE COME DOSSI E PER QUESTO DEVONO ESSERE CONFORMI SIA ALLE CARATTERISTICHE TECNICHE DI COSTRUZIONE E SIA POSSONO ESSERE INSTALLATI SU DETERMINATI TIPI DI STRADA, mettendo di fatto i Comuni, che hanno autorizzato la realizzazione, in una certa soccombenza in caso di richiesta di risarcimento danni.

In pratica ecco stanata la furbizia o l’ignoranza di alcuni tecnici comunali che, non approfondendo la normativa in materia di codice della strada, rischiano di far avere conseguenze per l’Amministrazione, in sede di controversie, per un attraversamento pedonale che non rispetta i requisiti richiesti.